Cinque anni… il gioco dei numeri: gli errori vengono al….pettine! Niente conferma, niente contributo: ma le schede fatte e pagate nel 2016 a che servono?

“E’ importante che entro il prossimo 30 settembre i cittadini che hanno immobili danneggiati dal terremoto presentino la richiesta di ‘conferma’ del contributo perché altrimenti perderanno il diritto. Ed è importante perché almeno sapremo quanti sono gli immobili che sono stati danneggiati dal terremoto”. Questa allucinante dichiarazione è stata fatta dal sindaco di Norcia Alemanno nel corso dell’ultimo consiglio comunale di lunedì 30 agosto.

Allucinante perchè Alemanno, in pratica, ha detto che non sanno nemmeno quanti sono gli immobili danneggiati, confermando quanto da noi sostenuto. Fino a questo momento il dato certo sono le ventimila domande pervenute, di cui soltanto dodicimila finanziate. Poi “si stima”, “dovrebbero” essere “circa ottantamila” e dunque “forse” almeno sessantamila ancora non hanno presentato la domanda. Tutto al condizionale perché appunto non esiste un dato certo. A Norcia per esempio, ha detto sempre Alemanno, abbiamo già superato il numero che era stato stimato all’inizio.

Questa situazione, ripetiamo assurda ed allucinante, deriva da uno dei tanti errori gravi fatti fin dall’inizio del processo di ricostruzione. Abbiamo sempre sostenuto che gli errori, in queste vicende, si vedono sempre a distanza di anni, quando la ricostruzione impatta con le norme o con le scelte.

Il primo errore fu la disgregazione della comunità, che invece doveva rimanere compatta, con la deportazione negli alberghi anche a decine o centinaia di chilometri di distanza, delle famiglie senza casa.

Il secondo errore fu quel folle processo di schedatura dei danni. Se ricordate, centinaia di tecnici furono costretti a girare per i borghi terremotati, con le scosse ancora non terminate, per rilevare i danni. Un lavoro inutile, anche questo l’avevamo detto, che è costato diversi milioni di euro. Fatto in fretta e con la paura, magari saltando qualche edificio o valutando i danni dall’esterno o da lontano perché era impossibile accedere, mai concluso e sul quale si è impostata tutta la ricostruzione. Il livello del danno, i benefici, appunto il numero dei danneggiati ecc., tutto è stato condizionato da quella folle idea, che tra l’altro ha fatto anche perdere mesi preziosi.

Pochi giorni fa, in occasione del quinto anniversario del terremoto, come sempre si sono dati i numeri. Qualcuno è arrivato anche a dire che la ricostruzione privata era arrivata al sessanta per cento e che ormai i problemi sono stati superati. Ma al sessanta per cento di che? Ovvio, delle domande presentate, perlopiù danni lievi e pochissime tra i danni pesanti (a Norcia “sembra” solo l’undici per cento”). Adesso insomma abbiamo la conferma che nemmeno il dato di ottantamila è sicuro, come noi abbiamo anticipato pochi giorni fa perché riteniamo che siano molti di più gli edifici danneggiati.

Ma attenzione! Se sbagliare è umano, perseverare non è diabolico ma stupido. Come si fa sostenere che il numero reale verrà fuori dalle domande che saranno presentate il 30 settembre e soprattutto a che serve questo numero? A cancellare il diritto al contributo? Se il 30 settembre ad esempio saranno solo diecimila (numero di fantasia…) le domande presentate significa che gli altri cinquantamila edifici non esistono e non saranno dunque ricostruiti? Significa che interi quartieri, frazioni o città saranno abbandonate a se stesse? E se in un isolato composto di dieci (sempre fantasia) abitazioni, tre presentano domanda e gli altri sette no, che succede? Non si ricostruisce? E dove sta scritto che se non si presenta domanda si perde il diritto al risarcimento dei danni?

Nel 1979 prima e nel 1997 poi la ricostruzione venne impostata come un dovere dello Stato (Governo, Regioni e Comuni) di far rivivere i territori distrutti, non certo come un “privilegio” del singolo cittadino di ottenere contributi per i lavori. E allora i cittadini vanno aiutati, sollecitati, accompagnati. Devono sentirsi importanti in questo impegno a ricostruire. Perché la ricostruzione garantisce il futuro non tanto dei singoli immobili ma di intere comunità. E allora invece di andare dietro alle scartoffie, alle cabine di regìa, ai numeri della burocrazia, non è meglio se quelli che dovrebbero essere gli amministratori del nostro Comune cominciano a parlare con la gente per spiegare e fare opera di convinzione?

Esattamente come facemmo nel 1979, senza facebook e altre cose del genere, magari con un bicchiere di vino o un caffè.

Già, ma noi non eravamo scienziati….

Però abbiamo ricostruito.